Ho vinto la bambolina
Mi sono sorbito una settimana tra albergo e ufficio, parlando continuamente una lingua che non è la mia e, nelle pause, dovendomi pure sforzare di fare conversazione con i colleghi di mezzo mondo.
Per carità, in fondo è sempre meglio che lavorare sul serio e poi, a me stesso lo posso dire senza falsa modestia, sono proprio bravo in quello che faccio: sapere la lingua locale, oltre all’inglese d’ordinanza e conoscere la città per esserci già stato mi hanno reso l’elemento di spicco nel gruppo, il che, unito al fatto che ho ricevuto più di qualche complimento non solo di circostanza, costituisce un bel massaggio dell’ego.
Adesso però viene il peggio: taxi, aeroporto, controlli, tempo perso in attesa dell’aereo… che culo quella hostess… finalmente apre il gate.
Ah, però! Sono in aereo con la tettona mora, vabbè se dovesse cadere saprei dove fiondarmi per morire contento; maledizione, si sono intasati tutti nel corridoio per salire che è sotto il sole e nulla può l’aria condizionata; il fidanzato della tettona mi guarda e, ridendo, mi chiede come mai non entro nel corridoio, sorrido e gli rispondo un “troppo caldo” nella sua lingua e intanto penso: “ma fatti i cazzi tuoi, hai una donna con due pere epocali e invece di stare a toccargliele fai il brillantone con me… perle ai porci!”
Un quarto d’ora di sauna, entro in aereo, mi siedo, decollo, ronzio, adesso mi metto a leggere, ronzio, tiro fuori il libro, lo apro, sbadiglio e, come mi capita di solito in aereo, parto per il mondo dei sogni, mi sveglio, ronzio, porc… manca ancora più di un’ora, leggo, guardo le gambe della hostess rileggo, ronzio, immagino di ingropparla, torno a leggere, ronzio, annuncio dell’atterraggio, momento magico in cui vedo la mia città dall’alto e pregusto il rientro a casa.
Atterraggio, solite scene di parapiglia all’apertura delle cappelliere, autobus e finalmente uscita.
Grazie al cielo sulla porta trovo Lucia, la bacio e l’abbraccio, quasi quasi mi sento in colpa per i pensieri peccaminosi sulle altre, e apprezzo le sue labbra lisce e morbide, il suo corpo tornito che aderisce al mio premendomi il seno alla bocca dello stomaco, il suo profumo.
“Hai portato tutto?”
“Sì”
“Andiamo, altrimenti scade il parcheggio”
Il programma era di andare al mare direttamente dall’aeroporto e così stiamo facendo, anche se il mio testosterone mi invita a fare ben altro, in fondo i bagni non sono lontani.
Al mare per quest’estate abbiamo affittato un appartamentino sulla spiaggia dove Lucia ha passato con la sua amica Sara la settimana che io ho passato all’estero.
In auto mi rilasso, sciolgo la cravatta e racconto dei miei successi, lei commenta un “lo sapevo di aver scelto il migliore quella volta” non del tutto ironico che mi manda al settimo cielo.
Quando arriviamo al mare è ormai pomeriggio inoltrato e sono accaldato dal viaggio, insofferente verso i vestiti, sudaticcio e appiccicoso, apro la valigia in fretta e la disfo, mi metto le ciabatte e il costume e annuncio al mondo:
“Adesso un bagno non me lo toglie nessuno!”
“Meglio, da quando ti sei tolto la giacca l’aria si è fatta irrespirabile”
“Nobile sudore di lavoratore, donna!”
“Vatti a lavare che sembri un arbre magique alle cipolle!”
Attraverso in fretta la spiaggia e finalmente sento sulle dita dei piedi l’acqua fredda, ancora qualche passo e, quando l’acqua arriva all’ombelico, un tuffo liberatore, finalmente a casa mia con Lucia che mi aspetta. Rientro in casa e noto che sul divano c’è una borsa, evidentemente è arrivata Sara, peccato, avrei volentieri recuperato la settimana di assenza. Saluto ad alta voce avviandomi alla doccia e, mentre sono sotto il getto mi rendo conto di non aver sentito la risposta, esco e con l’asciugamano legato in vita vado in camera per rivestirmi.
Aprendo la porta della camera mi trovo davanti Lucia e Sara legate in un 69.
Rimango interdetto, era l’ultima cosa che mi sarei aspettato.
Lucia, da sotto, rovescia la testa all’indietro e mi guarda con quegli occhi neri e luccicanti che mi fanno impazzire e candidamente mi dice “non sapevo come dirtelo, ma questa settimana senza di te è stata troppo lunga”
Non posso fare a meno di notare le forme asciutte, quasi ossute, di Sara, la rosellina scura del suo buchetto e, sotto, la fessura della sua passera da cui spuntano le labbra gonfie di piacere.
Le nota anche il mio cazzo che spunta subito dall’asciugamano, quasi volesse vedere lo spettacolo anche lui. Sara si alza e si volta, salutandomi, io sono lì impalato sulla porta della camera con l’uccello dritto e incapace di muovermi.
Mi riprendo dalla meraviglia e balbetto qualcosa mentre mi avvicino al letto e faccio cadere l’asciugamano: salgo sul letto e subito bacio Lucia sentendo nella sua bocca il sapore nuovo di Sara la quale comincia a baciarmi il collo e il petto quindi i fianchi, le palle e comincia a risalire con la lingua lungo l’asta diretta verso la punta. Lucia si stacca dalla mia bocca e scende verso la sua amica quindi cominciano a baciarsi tenendo tra le loro bocche la mia cappella, non resisto a lungo, e lancio una serie di copiosi schizzi di sperma in alto, quasi come in una fontana, i fiotti ricadono sulle guance e sulle labbra delle ragazze che si cominciano a pulire a vicenda. La scena mi eccita a tal punto che rimango imbambolato a guardarle e non perdo l’erezione, adesso Sara si muove e vedo che si gira verso di me fino a mettersi a cavalcioni della mia faccia offrendomi la sua passera bagnata che comincio a leccare avidamente, intanto Lucia lascia il mio uccello all’amica e comincia a baciarmi delicatamente le palle, sollevandole con la lingua e girandoci intorno, io pregusto quello che sta per accadere: la lingua di Lucia scende sempre più giù fino a lasciare le palle e incontrare il mio buchetto, Sara sente la mia eccitazione e comincia ad ondeggiare il bacino mugolando, era il segnale che aspettavo per bermi tutti i succhi che colano da quella vagina pulsante.
“Non vale, hai fatto venire prima lei di me” scherza Lucia e si alza mettendosi a quattro zampe ed aprendosi le piccole labbra con le dita, non me lo faccio ripetere due volte e affondo il cazzo in quella patatina tanto familiare ma, oggi, tanto diversa. Mentre pompo con forza da dietro le due ragazze cominciano a baciarsi fino a quando non viene anche Lucia, l’uccello mi fa male tanto è duro, non riesco a fermarmi e continuo allungando le mani verso il seno di Lucia che pende invitante, lascio una mano sul seno e con l’altra mi avvicino alla bocca con cui lei inizia a simulare un pompino alle mie dita, la tiro a me per baciarle la nuca e il collo. A questo punto Sara si infila sotto Lucia e si avvicina alla patatina cominciando a leccarle il clitoride mentre io rallento il ritmo e sento Lucia stringermi il cazzo preda di un nuovo orgasmo. Anche Sara se ne accorge e si sposta verso le mie palle e, mentre Lucia la fa venire, arrivo anch’io alla fine. Rimango ancora qualche istante dentro Lucia e, mentre e le gocce di seme cominciano a cadere tra le labbra di Sara, io mi chino in avanti per baciare Lucia e ringraziarla della sorpresa quando il mio uccello esce da lei e si infila nella bocca di Sara.
A questo punto ci abbandoniamo esausti tutti e tre sul lettone, se tutti i ritorni a casa fossero così dovrei andare più spesso all’estero per lavoro.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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